Testimonianze

Esperienza vocazionale

Ogni volta che mi trovo a raccontare la storia della mia vocazione non posso fare a meno di citare quel passo del profeta Geremia che dice “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti  o consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”. E mi piace ricordare che l’iniziativa è sempre di Dio; l’unica differenza è che noi la scopriamo più tardi, nel corso della vita, chi prima e chi dopo.

La scoperta consapevole e razionale della chiamata alla vita consacrata ha rappresentato per me, personalmente, il completamento di un percorso durato anni, nei quali ho potuto sperimentare e assaporare la bontà e la fedeltà di Dio. Ed è stata proprio questa fedeltà che ha permesso alla mia razionalità e al mio bisogno di logica di incontrarsi con l’essenza stessa della fede, traducendo in vissuto e in esperienze concrete tutto ciò che cercavo di dominare con l’intelletto e che mi ostinavo a sostenere con le mie sole forze.

Quando il Signore chiama è difficile resistere; il travaglio interiore che ho provato prima di pronunciare il mio sì, in una adesione libera e incondizionata, è bene impresso nella mia mente e, dopotutto, non potrebbe essere diversamente. Grazie a quel travaglio infatti  è stato possibile vincere la paura di rischiare tutto per ciò che non si vede e non si tocca con mano, superando quelle resistenze che mi accompagnavano da sempre. Non posso negare che la realizzazione professionale aveva rappresentato da sempre il prioritario obiettivo della mia vita. Per essa avevo sacrificato anni di studio e di tirocinio, ansie, desideri e progetti. Ho inseguito questo sogno fino all’età di trent’anni, quando ho iniziato a lavorare prima in uno studio associato e poi singolarmente, grazie ad un finanziamento regionale che mi permise di avviare uno studio legale nella più completa autonomia. Quello che avevo sempre voluto alla fine lo vedevo realizzato. Ma non avevo fatto i conti con la volontà di Dio, con il progetto che Lui aveva sulla mia vita.

Ben presto mi sorprendevo a riflettere su un martellante interrogativo che mi accompagnava in quel tempo e risuonava in me con sempre maggiore insistenza: “E’ tutto qui ciò per cui ho combattuto, creduto, perseverato?” E la risposta, sempre più inequivocabile, si faceva strada in me con sempre maggiore certezza: “Tutto questo non mi basta”. Ed è stata la consapevolezza del vuoto delle cose e dei progetti umani che, generando quel travaglio interiore di cui parlavo sopra, mi spingeva ad interrogarmi seriamente sulla vocazione e soprattutto su ciò che voleva Dio dalla mia vita. Il resto lo conosciamo tutti; le occasioni per arrivare in Monastero non sono mancate e nelle esperienze vocazionali e nell’aiuto della Chiesa ho potuto scoprire che la volontà di Dio si uniformava alla mia, traducendosi nel bene massimo per me e per tutti quelli che in qualche modo il Signore voleva legare alla mia vita.